Domenico Parodi.
L’Arcadia in giardino
Dal 13 aprile al 21 luglio 2022
A cura di Daniele Sanguineti e Laura Stagno
Con la collaborazione di Valentina Borniotto
Un affascinante percorso tra interni ed esterni del palazzo alla scoperta di uno degli artisti più poliedrici del barocco genovese; curato da Daniele Sanguineti e Laura Stagno con la collaborazione tecnica di Valentina Borniotto.
Un allestimento scenografico, immersivo e “green” realizzato con materiali naturali, riciclabili ed energia a basso consumo.

Domenico Parodi, Diana cacciatrice, Matita, mm 307 x 176. 1715-1720 circa.
Genova, Musei di Strada Nuova – Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, inv. D 6783

Domenico Parodi, Adone con il cinghiale, Matita, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquerellato grigio, mm 298 x 174. 1715-1720 circa.
Genova, Musei di Strada Nuova – Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, inv. D 4730
Le ragioni di una mostra
Nell’ambito della fase settecentesca di aggiornamento di Palazzo Nicolosio Lomellino, voluta da Carlo e Stefano Pallavicino – che nel 1711 acquistarono la dimora di Strada Nuova – Domenico Parodi (1672-1742), figlio del celebre scultore Filippo, ottenne un ruolo di maggioranza.
Oltre alla realizzazione di alcuni affreschi di soggetto mitologico, nei saloni del secondo piano nobile, si occupò, in particolare, della sistemazione dei giardini e dell’ideazione dello scenografico ninfeo, messo in opera con il collaboratore Francesco Biggi.
Ed è proprio il ninfeo, con i due colossali telamoni a sorreggere la balaustrata, a costituire uno degli elementi più riconoscibili e ‘iconici’ di Palazzo Nicolosio Lomellino.
Coinvolgendo nel percorso espositivo gli spazi dello stesso ninfeo, come del ‘giardino segreto’ sopraelevato, la mostra intende porre in risalto il ruolo di Domenico Parodi quale aggiornato tramite tra l’aristocrazia settecentesca e il filone letterario-culturale dell’Arcadia, che, anche a Genova, influiva sulle scelte artistiche e iconografiche coeve. In coerenza con il nuovo gusto ‘boschereccio’, Parodi si specializzò in apparati di forte impatto scenico, capaci di coinvolgere nello stesso tempo interni ed esterni e di simulare elementi naturalistici – come grotte, antri e concrezioni calcaree – nella dimensione della parete.
Riflettendo sulla centralità del ruolo di Domenico Parodi per la committenza genovese, nazionale e internazionale (come nel caso delle statue per il Belvedere di Vienna, su commissione di Eugenio di Savoia), la mostra presenta esempi della sua produzione, con una attenzione specifica all’ambito del giardino, attraverso la presentazione di apparati progettuali per grotte, fontane e statue da esterno.
Aggiornato alle novità giunte dalla corte di Francia, Parodi fu inoltre uno dei più attivi ritrattisti dell’aristocrazia genovese, come esemplifica la bellissima Paola Lomellini Adorno, raffigurata nelle vesti di Flora che interagisce con la Natura in totale sintonia con il gusto arcadico.
