I Restauri
Nell’anno 2000 è stata intrapresa un’importante attività di restauro che ha coinvolto il palazzo e il giardino
ATRIO E PROSPETTO
I lavori di restauro, iniziati nel mese di marzo dell’anno 2000, presero avvio dal recupero delle decorazioni in stucco policromo dell’atrio : le decorazioni plastiche, attribuite al progetto di Giovanni Battista Castello il Bergamasco, risultavano interamente ricoperte da massiccie stratificazioni di colorazioni a base di calce e tempere, peraltro ossidate, che ne ottundevano il modellato, cancellando particolari e dettagli, e celandone alla vista il colore originario: la stesura più recente, voluta da Andrea Podestà nella seconda metà del XIX secolo, si presentava decoesa, molto annerita e parzialmente distaccata.
La rimozione delle coloriture, effettuata per mezzo di bisturi, ha riportato a vista, nei fondi azzurri, “sfregazzi” a pennello pressochè asciutto, utilizzati per rendere l’effetto del velo trasparente: qui il ritocco pittorico con velatura ad acquarello si è rivolto essenzialmente alla chiusura delle abrasioni e cadute di colore non dovute alla tecnica originale.
Laddove sono state rimosse vecchie integrazioni , si è provveduto a stuccare con malta fine a base di calce e polvere di marmo.
Come citato da Federico Alizeri, i rilievi in stucco dell’atrio e del prospetto di Palazzo Lomellino,ad esclusione delle ripetute coloriture e delle inevitabili ricostruzioni dovute a modifiche strutturali, specie in facciata, hanno mantenuto nel tempo una notevole compattezza e coesione materica.
Il restauro della decorazione del prospetto su Strada Nuova, ultimato recentemente, consente ora di leggere la cromia originale, essenzialmente giocata sul contrasto tra il colore pressochè naturale dello stucco ed il blu – ardesia dei fondi : le indagini scientifiche effettuate hanno messo in evidenza che si tratta di un marmorino con aggiunta di “nero di lampada”, un pigmento di origine organica, minerale e naturale, ottenuto dalla combustione di oli, grassi e petroli in carenza di aria, utilizzato in pittura fin dall’antichità.
Gli interventi compiuti nel XIX secolo da Andrea Podestà, che acquisì il palazzo nel 1865, dovettero sostanzialmente limitarsi alla ricoloritura della facciata come annota l’Alizeri (1875 pag 190): “schiarita la fronte, un tal poco oscurata da vetustà”. A tali interventi dovrebbero quindi appartenere le scialbature riscontrate sugli stucchi e le ridipinture a base di tempera nelle cornici a monocromo degli sfondati.
Nel corso del primo sopralluogo, in fase di mappatura dello stato di conservazione, furono rilevati vari distacchi, specie vicino ai marcapiani,dovuti probabilmente a vibrazioni riconducibili a schegge di bomba che hanno colpito la facciata, ed a infiltrazioni di acqua piovana.
Altro elemento di degrado fu causato dalla stesura pressochè uniforme di una tempera giallo- arancio che, penetrata nel primo livello superficiale aveva provocato una macchiatura a chiazze: tale problematica risultava tanto più tenace quanto più la superficie era compromessa dalla perdita della patinatura liscia.
Rilievi e specchiature si presentavano coperti quasi uniformemente da uno strato di polveri e depositi carboniosi che ottundendo i modellati ne distorcevano la lettura; si notavano inoltre diffusi fenomeni di erosione delle superfici a rilievo, soprattutto nei festoni del secondo piano e segnatamente in tutta la fascia posta sull’angolo destro, nonchè numerose fratturazioni del modellato indotte dall’ossidazione degli elementi interni in ferro, riscontrabili soprattutto nelle parti più sporgenti dei festoni di frutta, nei mascheroni leonini e nella panoplia posta all’estremità destra del primo piano.
Si notavano diffusamente il distacco, il sollevamento e la caduta di intonachino nelle specchiature, sui marcapiani e sul cornicione :le operazioni di pulitura dell’intera superficie, mediante accurato lavaggio con acqua deionizzata nebulizzata, sono state effettuate dopo l’avvenuto consolidamento, mediante maltina semifluida per iniezione, delle parti sopradescritte.
In seguito alla reintegrazione con malta a base di calce delle mancanze riscontrate in seguito alla rimozione di stuccature improprie, allo scopo di restituire l’alternanza cromatica neutro-ardesia,gli sfondati sono stati trattati con velatura di colori alla calce adeguatamente pigmentati.
Tutti gli elementi lapidei del prospetto sono stati puliti mediante sistema “jos”, ovvero getti nebulizzati di acqua a bassa pressione (fino a 0,2-0,4 atm.) in miscela con carbonato di calcio finissimo in polvere,e la superficie marmorea del portale e dei balaustrini è stata protetta con polimero monocomponente traspirante.
IL NINFEO
Il ninfeo, essendo posto in un luogo aperto, oltre a convivere costantemente con la presenza dell’acqua, é inoltre soggetto al progressivo degrado indotto dagli agenti atmosferici; ma è proprio l’acqua che lo rende soggetto a una serie di fenomeni di alterazione propri di queste condizioni ambientali.
La mancanza poi, di una periodica manutenzione contribuisce ad accellerarne il deterioramento.
I materiali stessi, posti in opera nella realizzazione come, e peggio, quelli inadeguati impiegati nei successivi interventi avevano prodotto gravi problemi conservativi.
Prendiamo in esame innanzi tutto i materiali originali: gli elementi metallici all’interno dei modellati, con funzione di sostegno di elementi naturali, si erano progressivamente alterati a causa delle ossidazioni, e deformandosi avevano prodotto la fratturazione o il distacco di parti del modellato così come avevano resa incerta la stabilità, quando non anche prodotto la caduta di molti elementi del rivestimento naturale.
La presenza di malte cementizie, con quantità di sali solubili particolarmente elevata, impiegate negli interventi otto-novecenteschi, aveva indotto la formazione di vaste efflorescenze che infestava le superfici disgregandole.
Anche i numerosi arbusti infestanti, radicati al di sotto degli intonaci, sono stati causa di ulteriori scollamenti degli strati superficiali di malta, così come la diffusa presenza di microflore batteriche, muschi e licheni ha provocato erosione sulle superfici lapidee e degli stucchi.
Il continuo percolamento delle acque piovane e di quelle dovute all’alimentazione del ninfeo lungo le pareti laterali della grotta inferiore ha portato alla formazione di consistenti depositi calcarei.
L’intervento di pulitura ha preso avvio da un accurato e ripetuto lavaggio con acqua demineralizzata, ed è poi proceduto, in seguito alla rimozione delle incongrue ricostruzioni in malte cementizie,mediante bisturi.
Le stuccature e le sigillature sono state realizzate con malta a base di calce e e polvere di marmo, opportunamente pigmentate, e tutte la superficie è stata infine protetta con stesura di prodotto silossanico.
PROSPETTI INTERNI
Osservando la superficie in fase di rilevamento dello stato di degrado, fu notata immediatamente la disomogeneità dell’intonaco, molto depauperato dagli agenti atmosferici, tranne che nelle zone protette da gronde e marcapiani, laddove era ancora presente e ben conservata la decorazione dipinta; il supporto, come poi confermato dalle indagini scientifiche, era coperto da una malta di calce e sabbia (con inclusioni di diversa natura e granulometria), e da uno strato più sottile di cocciopesto.
L’intonaco , steso in giornate ed in pontate,recava una pellicola pittorica residua (brani di decorazioni e di colore presenti nelle aree protette dal dilavamento), molto compatta, con colori a calce, stesi su supporto ancora abbastanza fresco.
Si sono riscontrate numerose stuccature e tamponamenti in malta cementizia, nonchè reintonacature, a volte estese per grandi dimensioni , eseguite in periodi diversi del tempo-vita del palazzo.
La testimonianza di uno di questi passaggi è certificata dalla data scritta nel cornicione sottogronda della facciata d’ingresso (1868 ), sulla fascia decorata con stencil in bianco e nero, ricoperta dalla colorazione gialla: evidentemente un intervento di “manutenzione” commissionato dal Podestà.
Per l’esposizione agli agenti atmosferici e la presenza di elementi di reintegrazione impropri, il supporto mostrava una disomogeneità di stesura e di spessore:la prima operazione è stata quella di rimuovere tutte quelle parti ricostruite con malte inidonee, e di provvedere al consolidamento in profondità, alla nuova integrazione con malta a base di calce delle lacune, ed alla esecuzione del tonachino in cocciopesto, laddove mancante.
Contestualmente, per poter riproporre interamente l’apparato decorativo dipinto,altamente scenografico, fu eseguito il rilevamento, prima in sito e poi mediante progetto grafico,di tutte le linee di incisione presenti,peraltro molto evidenti ad una visione ravvicinata oppure a luce radente.
L’intero apparato decorativo, ripreso mediante velatura con colori alla calce adeguatamente pigmentati, è stato trattato in superficie,a scopo protettivo, con idrorepellente silossanico.
Analogamente si è proceduto sulle superfici del prospetto prospiciente Palazzo Grimaldi (Tursi): qui è stato interamente riproposto il repertorio decorativo, documentato dalla foto storica rintracciata presso il Gabinetto Fotografico di Palazzo Rosso, ed integralmente rilevato dai segni incisi sull’intonaco.
