Affreschi del primo piano nobile

Palazzo Lomellino ospita uno dei pochissimi cicli ad affresco realizzati da Bernardo Strozzi sopravvissuti fino ad oggi. Uno straordinario episodio pittorico genovese di primo seicento riscoperto nel 2004.

Intorno al 1618 Bernardo Strozzi – detto il Cappuccino perché membro dell’Ordine religioso omonimo – ricevette da Gio. Stefano Doria l’incarico di affrescare una camera al pianterreno del palazzo Branca Doria in piazza San Matteo, purtroppo resa ormai illeggibile a causa dell’umidità. Fu questa la prima commissione di affreschi per il pittore, che successivamente fu chiamato a decorare la volta del coro della chiesa genovese dei Santi Tomaso e Domenico, distrutta nel XIX secolo e sul cui spazio venne poi edificato il teatro Carlo Felice.
Della grandiosa opera venne conservato molto poco – un frammento di affresco è esposto al Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti – ma se ne conosce la composizione grazie al dettagliato bozzetto esposto nella stessa sede museale.

L’onorario dello Strozzi era davvero alto e solo facoltosi e ricchi committenti potevano permettersi di richiedergli lavori: non a caso il ricchissimo Filippo Centurione si rivolse al pittore e gli affidò la decorazione a fresco di tre volte nel palazzo Centurione-Carpaneto a Sampierdarena, miglior esempio conservato in città prima del felice ritrovamento dei soffitti affrescati in Strada Nuova. 
Luigi Centurione (1597-1659) nel 1623 incaricò lo Strozzi di decorare lo scalone, la loggia e, al primo piano nobile, le volte di tre sale e due recamerini nel palazzo di recente acquisito dai Lomellino sulla elegante via cinquecentesca.

Lo Strozzi avrebbe dovuto portare a termine l’incarico in diciotto mesi, ma, alla data 24 novembre 1625, in un documento indirizzato al Senato della Repubblica lo stesso artista lamenta di aver faticato ben oltre gli accordi presi e di non essere stato ancora adeguatamente pagato. Il Centurione, senza lasciar passare neppure un giorno, risponde alla provocazione accusando lo Strozzi di non aver rispettato il contratto “né nei tempi, né nel lavoro, né per altra cosa”: “…doveva in 18 mesi che cominciorno a 23 agosto 1623 haver dipinto tre camere nell’appartamento da basso e duoi recamerini e la scala et hoggi non ha fatto altro che dipingere le volte delle stanze et non ha neanco principiata la pittura della scala…”.
Ne nacque una vertenza legale, molto documentata, che comportò la brusca interruzione della decorazione a fresco, limitata dunque alle sole prime tre sale previste: di queste, nelle due laterali le decorazioni del soffitto furono picchettate e scialbate, probabilmente già per diretta volontà del Centurione, mentre gli affreschi della sala centrale piacquero al committente che li volle mantenere.

A inizio Settecento, per dare maggior lustro al secondo piano nobile, i Pallavicini fecero ampliare lo scalone che lo collegava al primo piano e questa operazione implicò l’innalzamento di un nuovo muro portante che di fatto diminuì lo spazio della sala centrale, di conseguenza controsoffittata.

La straordinaria scoperta nel 2004 dell’affresco dello Strozzi ancora integro si deve a un’intuizione di Mary Newcome e di Beppe Merlano: praticando un foro di indagine sulla volta è stato possibile riconoscere e quindi recuperare quanto l’artista dipinse, straordinariamente conservato grazie alla volta in canniccio di controsoffittatura.

SALA CENTRALE: “LA FEDE CHE SBARCA NEL NUOVO MONDO”

Stozzi, volta della sala centrale, La Fede che sbarca nel Nuovo Mondo
Stozzi, volta della sala centrale, La Fede che sbarca nel Nuovo Mondo

Per i visitatori e per gli stessi genovesi è emozionante la vista di queste vivaci e piacevolissime creazioni dello Strozzi, affreschi per lungo tempo occultati e ritenuti ormai perduti.
Anche la particolare scelta iconografica è sicuramente di grande fascino: nella scena centrale della volta – delimitata da una cornice a finto stucco secondo il tradizionale schema ‘a quadro riportato’ – è rappresentata una figura maschile che aiuta una giovane donna, allegoria della Fede cristiana, a scendere da una imbarcazione sulla terraferma.

Il gentiluomo, in piedi e ormai sbarcato, tiene in mano un astrolabio che lo identifica come navigatore, mentre la Fede, accompagnata da due angeli, si impone come fulcro visivo e simbolico, tenendo sollevato verso l’alto un calice dorato sormontato da una croce.
Secondo l’interpretazione della Newcome i quattro anziani raffigurati accanto alla Fede, che tengono tra le mani pregiati testi rilegati, rappresenterebbero i quattro Evangelisti, e la scena si dovrebbe leggere quale allusione alla scoperta delle Americhe del 1492. Questa immagine servirebbe dunque, secondo la studiosa, a rievocare l’antica amicizia tra Cristoforo Colombo e la famiglia Centurione, che nel 1478-1479 si era proprio rivolta al grande navigatore per avere da Madera una buona quantità di zucchero da rivendere nella città ligure.
La scoperta delle Americhe era già stata celebrata in città da Lazzaro Tavarone, nel 1607, in una sala distrutta di villa Saluzzo Bombrini ‘il Paradiso’ e, probabilmente entro il secondo decennio del Seicento, in palazzo Belimbau, precedenti a cui senza dubbio lo Strozzi guardò.
Questo tema, di sicuro concordato con lo stesso Luigi Centurione, permise al pittore di sbizzarrirsi in soggetti curiosi, fantasiosi, e accesi da cromie brillanti e cangianti. Nelle lunette si alternano uccelli anche esotici, non soltanto frutto dell’immaginazione del pittore, ma sicuramente derivanti da stampe e riproduzioni di immagini reali, fatto non insolito se si considera che Genova e Anversa nel Cinquecento erano le sedi più importanti per il mercato di uccelli. Nei pennacchi invece trovano posto episodi di caccia e di lavoro degli Indios, scene di cruento cannibalismo accanto a dolci immagini di amore materno, tutte legate al mondo indigeno.

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Bernardo Strozzi, sala centrale, dettaglio della volta
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Bernardo Strozzi, sala centrale, dettaglio della volta

Il pittore dà qui saggio della sua capacità di stendere il colore con pennellate mosse e vibranti, in veloci tratti dati a secco sull’affresco già asciutto, mostrando di saper ben impiegare una tecnica mista, secondo una pratica ormai diffusasi anche a Genova grazie all’esempio di Perin del Vaga nel palazzo di Andrea Doria.

Francesca Boschieri Centurione (2004) ha utilmente ricordato che un Centurione aveva finanziato i viaggi di Colombo nel Nuovo Mondo e che il motto araldico della famiglia era ‘Sola fides sufficit’- ‘Basta la sola fede’- espressione che costituisce effettivamente un’ottima sintesi dell’intera rappresentazione. Secondo questa lettura il gentiluomo in vesti all’antica potrebbe essere un membro stesso della famiglia Centurione, i cui colori porta nell’abito, presentato qui come difensore della Chiesa.

CAMERA DELL’ASTROLOGIA

Strozzi allegoria dell'astrologia
Bernardo Strozzi, Stanza dell’astrologia, volta

La sala è l’unica delle tre che affacciano su Strada Nuova ad aver mantenuto inalterate le dimensioni originali. Al centro del soffitto affiora debolmente un’immagine femminile dalle ampie ali rosse, con ai piedi un’aquila: quest’affresco è tra quelli “scancellati” – come recitano i documenti d’archivio – per volere di Luigi Centurione e occultato da molte mani di malta che ne hanno compromesso visibilmente la conservazione. La donna tiene in una mano una sfera celeste con al centro un’idra e nell’altra un compasso, emblemi che, secondo la codificazione del Ripa, sono gli attributi dell’Astrologia; anche in questa sala continuano dunque i riferimenti alla navigazione e ai suoi strumenti. La figura è incorniciata da una grande ghirlanda a festone bianca su una base color giallo ocra: qui la realizzazione non venne ultimata, lasciando così l’eccezionale possibilità di intravedere tracce di quadrettatura e di gesso nero del disegno preliminare.

CAMERA DEI “FRAMMENTI”

Sulla volta di questa sala sono oggi visibili due frammentarie scene a fresco, credibilmente riconducibili a due momenti pittorici distinti, ma quasi coevi; l’incompiutezza di questa decorazione è probabilmente motivata dal menzionato bisticcio tra pittore e committente.

Strozzi camera dei frammenti
Bernardo Strozzi, camera dei frammenti, volta

Sul lato rivolto verso Strada Nuova si individua un primo frammento raffigurante una donna che tiene un timone e un boma con una vela gonfiata dal vento; un secondo frammento rappresenta invece un tritone con in mano un grande stendardo bianco e rosso, lo stemma crociato della Repubblica di Genova. Tra i due brani di affresco si evidenzia una notevole diversità d’esecuzione: la figura femminile ben ricalca i moduli compositivi e fisiognomici dello Strozzi mentre il tritone, per “la potenza muscolare del torso ed il modellato più denso e compatto”, ha portato la Newcome (2004) a ipotizzare l’intervento di una seconda mano, forse quella di Gioacchino Assereto, già collaboratore del Cappuccino nei primi anni ‘20 del Seicento.

Le lunette sono decorate con motivi vegetali e naturali forse opera del paesaggista nordico Goffredo Waals, subaffittuario in quegli anni dello Strozzi nella dimora che il pittore genovese aveva a sua volta preso in locazione, in San Siro, dai Centurione. Sul lato verso il vicolo è stato ritrovato un piccolo ‘pregadio’ con decori rococò, ricavato nella parete in occasione degli interventi settecenteschi.

Per approfondire

Mary Newcome Schleier

Gli affreschi ritrovati di Bernardo Strozzi

Stella Boj, Giacomo Causa

I dipinti murali del primo piano nobile

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