Enrico Bafico
Un artista genovese

Dal 18 giugno al 12 luglio 2026

A cura di Stefania Ghiglione

Dove voleva andare Bafico?

Artista gentiluomo, colto, elegante e sornione dalla distaccata ironia, definì il suo percorso artistico” surrealismo della realtà”.
Realtà che esplorava con grande attenzione estetica  e che descriveva con grande maestria tecnica. Eppure, qualcosa andava dove doveva andare, o forse dove lui apparentemente lasciava andare, ma con il rimpianto di un passato libero da costrizioni e sovrapposizioni, fresco e sereno: quello dell’infanzia.
La sua produzione artistica riflette la formazione di matrice classica, l’importanza data alla cultura e in particolare al pensiero filosofico, la ricerca attraverso pittura, scultura, arti applicate in pubblicità, passando dal futurismo, al concettuale, ad un personalissimo linguaggio metafisico.
Adesso vediamo la sua tematica.
Vanno i signori con guanti gialli a giocare o a guardar giocare a biliardo, vanno le donne con grembiuli e crestine che regalano “solo” modellini di navi sperando che l’amato poi ritorni, vanno cachi, gnomi, maschere, tanti cani, vanno navi cariche di ciminiere, vanno amici e committenti, vanno persino le immagini di scorci della sua amata Genova e della Lanterna. Questi ultimi però quasi a monito: non abbandonare i ricordi, i luoghi carichi di storia, la bellezza e l’armonia.
Perché si può dissolvere tutto come l’ultima nuvola di fumo della sigaretta.
Il percorso di Bafico sembra immerso in un’ inquieta attesa, in un silenzio che delinea le forme e gli oggetti immobili dando loro forza e colore, tra il finito, la nostalgia e l’infinito.
Un bravissimo artista genovese che con lucidità intellettuale e sensibilità, ha saputo sperimentare il nuovo e valorizzare le proprie radici.

Stefania Ghiglione

Chi era Enrico Bafico?

Enrico Bafico (Borgo san Dalmazzo 1943 – Genova 2026) vive e lavora a Genova. Frequenta l’Accademia Ligustica di Genova e studia la pittura sotto la direzione di Guido Zanoletti e Rocco Borella. Contemporaneamente approfondisce anche gli studi di filosofia per laurearsi con una tesi in Estetica presso l’Università degli Studi di Genova. La formazione classica e gli argomenti da lui trattati saranno fondamentali per la sua produzione artistica. Nel 1968 si interessa al futurismo.
Nel 1971 si reca a Carrara dove apprende i rudimenti della tecnica della scultura in marmo. Nel 1975 viene selezionato per la Quadriennale di Roma dove fu esposta una sua opera di tendenza concettuale dal titolo “Crittogramma simultaneo”. Lavora nelle arti applicate e nella pubblicità e nel 1984, su commissione della  “Società del Grés” di Bergamo, realizza “La città in Grès”, un plastico poligonale irregolare (tre metri di diametro con la possibilità di esser smontato e riassemblato ad uso degli eventi fieristici del settore), una città ideale dell’Italia medioevale dei Comuni, utilizzando tutti i materiali prodotti dall’azienda. La realizzazione è stata esposta per la prima volta alla fiera del “Riabitat” di Genova.  Dal 1985 in poi si dedica pressoché esclusivamente alla pittura ad olio in continua esplorazione dello spazio metafisico. Nel 2011 è selezionato dall’amico e filosofo Anacleto Verrecchia per partecipare con una sua opera l’“Attesa o il nostro biliardo” alla  54°Biennale di Venezia (Padiglione Italia).
I soggetti della sua pittura rappresentano visioni oniriche di Genova, il porto e la lanterna, le grandi navi infinite che cercano di invadere lo spazio, enormi frutti colorati, nature morte e ritratti. La sua pittura è pervasa da un filo costante di ironia e di surrealismo ed è influenzata dalle vedute, dalle atmosfere e dalla vita della sua amata Genova .

I motivi di una mostra

La mostra nasce come un omaggio sentito e necessario a Enrico Bafico, recentemente scomparso, artista profondamente legato alla sua città e capace di trasformarla in visione, memoria e racconto. Il titolo, sospeso e evocativo, suggerisce un viaggio: non solo geografico, ma interiore, quasi a voler proseguire idealmente il cammino che l’artista ha tracciato con la sua opera.
L’esposizione riunisce circa sessanta lavori tra pittura, scultura e grafica, provenienti esclusivamente da collezioni private. Una scelta che restituisce non solo la diffusione del suo lavoro, ma anche il legame intimo e duraturo che Bafico ha saputo creare con chi ha incontrato la sua arte.
La mostra vuole così restituire la complessità e la ricchezza del percorso di Bafico, offrendo al visitatore non una semplice retrospettiva, ma un’esperienza di attraversamento: un invito a “andare dove dobbiamo andare”, seguendo le tracce lasciate da un artista che ha saputo guardare oltre, senza mai perdere il legame profondo con le proprie radici.

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