I costumi di Adelaide Ristori.
Teatro e alta moda
Dal 29 settembre 2022 al 22 gennaio 2023
A cura di Livia Cavaglieri, Danila Parodi, Gian Domenico Ricaldone
Un’importante mostra del Museo Biblioteca dell’Attore dedicata alla più grande attrice italiana dell’Ottocento, una delle prime star di tutto il mondo, protagonista sul palcoscenico e nella moda: Adelaide Ristori.
Una vita e una carriera eccezionali, raccontate attraverso i suoi meravigliosi costumi.
Adelaide Ristori (1822-1906) è stata la più grande attrice italiana del pieno Ottocento. Nata da poveri attori di compagnie di scarso livello,dotata di magnetica presenza scenica, grazie al matrimonio con Giuliano Capranica marchese del Grillo entrò in una famiglia della grande nobiltà romana. Divenuta marchesa, non smise di recitare, come di norma accadeva. Dotata di grande intuito imprenditoriale, condiviso con il marito, seppe sfruttare il titolo nobiliare per costruire la propria celebrità e creare fuori scena un personaggio unico di“attrice-marchesa”. Fu contemporaneamente attrice di talento straordinario, oculata capocomica attenta all’incasso e gran dama ricevuta con ogni onore dai regnanti dei Paesi che visitava nelle sue lunghe e avventurose tournée in tutto il mondo, fino a essere nominata– ritiratasi dalle scene – dama di corte della regina Margherita.
Una delle chiavi del suo successo furono i costumi: Adelaide Ristori fu la prima attrice italiana a occuparsi con attenzione dell’abito di scenae a inserirlo in una visione estetica coerente, in un’epoca in cui era d’uso riutilizzare gli stessi costumi, con minimi adattamenti, per spettacoli diversi. L’accurata progettazione del costume teatrale, disegnato da pittori e artisti e confezionato dalle migliori sartorie dell’epoca, stabilì un nuovo standard di realismo storico nella recitazione. Con lei il costume teatrale passò da accessorio a co-protagonista, diventando parte della drammaturgia dell’attrice e strumento indispensabile per la riuscita della performance artistica. È attraverso lo studio e l’ideazione del costume che l’attrice “entra” nella parte e costruisce il personaggio, così come è il costume a catturare da subito l’attenzione degli spettatori e a stimolare il processo di identificazione nel personaggio sulla scena.
L’intuizione di affidarsi alle prime case di moda, entrando così in relazione con il fenomeno nascente dell’haute couture, la rese unica.L’incontro felice è con Charles Frederick Worth, couturier inglese di grido, che introduce a Parigi le strategie del futuro fashion system. Adelaide Ristori gli si affida per la costruzione della sua immagine scenica ed è così una delle prime attrici al mondo diventare anche icona di stile.
La collezione di Adelaide Ristori rappresenta un caso unicoper la fragilità dell’oggetto-costume, che difficilmente sopravvive all’usura, al deperimento e alla dispersione.La bellezza degli abiti, il pregio delle stoffe, la raffinatezza delle lavorazioni, la qualità sartoriale complessiva, l’unicità dei pezzi (eccezionalmente corredati da scarpine, gioielli e accessori di scena) rendono questo lascitodavvero straordinario.
Il Progetto Espositivo
Riportare nel qui e nell’ora la presenza scenica, le posestatuarie, lo sguardo magnetico, la voce potente di una grande attrice del passato è cosa impossibile. Riattivare il valore scenico dello straordinario lascito di Adelaide Ristori– e particolarmente la serie dei preziosi costumi – è pure obiettivo, se non impossibile, certo impervio.
Il progetto espositivo sceglie per questo la strada del raccontare al pubblico di oggi un’arte dimenticata, poco e mal conosciuta, un’arte però che ha soggiogato le platee prima italiane, poi europee, infine mondiali nell’Ottocento e ancora ai primi del Novecento. È l’arte dei Grandi Attori, creatoriautonomi della scena, compositori indipendenti dello spettacolo, co-autori di una testualità che prendeva vera pienezza solo nel loro agire scenico. Di questaschiera Adelaide Ristori è stata la stella internazionale, pioniera della mobilità transnazionale e del fenomeno divistico, attenta alla costruzione tanto della sua immagine scenica – come ci dicono appunto gli splendidi costumi – quanto di quella fuori scena.
Il percorso si snoda attraverso quattro grandi temi, che mettono a fuoco questo primato e come i costumi della Grande attrice furono parte di strategie artistiche, imprenditoriali e promozionali allo stesso tempo.
Si parte dall’ “Arte dell’attrice”, una sala che permette di entrare nel processo creativo di Adelaide Ristori, di comprendere lo studio del personaggio e le dinamiche ideativeche dal testo vanno alla scena. L’ideazione del costume, che impegna l’attrice in prima persona, ha importanza cruciale in questo processo, sulla scorta della sensibilità romantica e sull’onda della voga storicista.
La secondasala (“Emblema dell’Italia unita”) ci riporta a società in cui il teatro era il centro della vita sociale, ludica e culturale urbana ed era anche luogo di emersione politica. Adelaide ebbe un ruolo anche politico, fu percepita prima come un’icona risorgimentale e poi come un simbolo nella nuova Italia, testimonial nelle sue avventurose tournée in tutto il mondo di un paese di giovane unificazione ealla ricerca di una credibilità internazionale.
I costumi più pregiati della collezione, quelli in cui moda e teatro si incontrano forse per la prima volta nella storia, sono esposti nella terza sala (“L’haute couture a teatro”), che raccoglie i capi firmati da Charles Frederick Worth, celebrato inventore dell’haute couture. Sono i costumi di Maria Antonietta di Paolo Giacometti, creati per stupire il pubblico con la loro magnificenza, per irradiare regalità delle tavole del palcoscenico, per rendere celebre l’attrice-marchesa che li indossa.
Abitata dai costumi ideati per Elisabetta, regina d’Inghilterra da Delphine Baron, l’ultima sala (“Una grande attrice da esportazione”) mostra non solo la vastità della dimensione internazionale della carriera dell’attrice, ma anche l’abilità imprenditoriale e l’astuzia commerciale sua e del marito, il marchese Giuliano Capranica del Grillo.
Dodici, fra i quindici conservati dall’attrice, sono i costumi esposti, insieme a scarpe, gioielli di scena, ventagli. A ogni costumeè affiancato materiale d’archivio (fotografie, stampe, dagherrotipi, locandine, manifesti, bozzetti,lettere), con l’obiettivo di mostrare ai visitatori il contesto produttivo e ideativo in cui sono nati gli abiti, il modo in cui l’attrice li ha resi parte della sua scrittura scenica, come con essi abbia promosso l’immagine che voleva disegnare di sé e dei suoi personaggi e come le spettatrici e gli spettatori lihanno osservati, amati, tenuti a riferimento. Sono inoltre per la prima volta eseguiti al pianoforte e diffusi in mostra alcuni brani delle musiche di scena appositamente composte dal Maestro Paolo Giorza per Maria Antonietta.
La Curatela
La mostra “I costumi di Adelaide Ristori. Teatro e alta moda” è curata da
Livia Cavaglieri. È docente di Storia del teatro e dello spettacolo e Organizzazione e gestione teatrale presso l’Università di Genova. È stata visiting researcher dell’Institut de Recherche en Études Théâtrales – Université Sorbonne Nouvelle. Codirige con Donatella Orecchia il Progetto Ormete (Oralità Memoria Teatro). Si occupa prevalentemente di Otto e Novecento. I suoi ambiti di ricerca riguardano la storia dell’organizzazione e dell’economia teatrale; la storia sociale dell’attore; le fonti orali per lo studio della storia dello spettacolo; la storia della regia.
Danila Parodi. È la Responsabile del Settore Biblioteca del Museo Biblioteca dell’Attore. Ha collaborato alla realizzazione delle mostre del Museo Biblioteca dell’Attore, tra cui quelle dedicate a Gilberto Govi, Tommaso Salvini, Erminio Macario.
Gian Domenico Ricaldone. È il Responsabile del Settore Archivio del Museo Biblioteca dell’Attore. Membro dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana, ha curato diverse mostre e pubblicazioni relative tra gli altri a Gilberto Govi, Sergio Tofano, Lina Volonghi, Umberto Onorato, Gianni Polidori, Tommaso e Guido Salvini, Ermete Zacconi, Gastone Bosio e Alessandro Fersen. È intervenuto a convegni di rilevanza nazionale ed è stato docente a contratto in Master universitari di I livello dell’Università Cattolica di Milano e dell’Università degli Studi di Genova.
